Sorge su un rilievo, (m 428; ab. 10.000 ca.) ed in un area situata, però, alle pendici di un avvallamento, prodotto da un antico corso d'acqua. La conformazione del suo paesaggio agrario rappresenta una sintesi delle vicende storiche che hanno segnato il territorio. Il bosco con la presenza della rara  Quercus Troiana, è ancora oggi, un elemento fondamentale del paesaggio. Dalle rocce calcaree stratificate è tratto il materiale da costruzione che contraddistingue i tetti dei trulli: le chiancarelle.
Le origini storiche di Alberobello risalgono alla fine del XV sec. La tradizione vuole che i Conti di Acquaviva decisero di attirare coloni nel loro territorio offrendo immunità a quanti vi si sarebbero stabiliti. I coloni, giunsero da diverse zone a popolare i colli su cui sorse Alberobello. Erano gente che molte volte fuggiva dalla terra d'origine avendo conti in sospeso con la giustizia o perché indebitatasi. I Conti obbligavano i coloni a costruire le loro case a secco, per eludere i controlli e le tasse reali. Grazie all'afflusso di nuovi coloni il feudo divenne più popoloso nel XVII sec. Sotto Giangirolamo II ciò suscitò le rimostranze di altri feudatari, presso la corte napoletana, i quali accusavano il Conte Giangirolamo di aver violato le disposizioni regie. Giangirolamo seppe tuttavia eludere il pericolo delle gravi sanzioni, in cui sarebbe incorso, facendo abbattere momentaneamente tutte le dimore erette dai coloni, trulli costruiti a secco. La dominazione tirannica degli Acquaviva  continuò fino al 1797, quando sette rappresentanti della comunità alberobellese si recarono a Taranto per conferire con il Re Ferdinando IV di Borbone e avanzare le proprie richieste di autonomia ed indipendenza. Difatti, il 27 maggio 1797 il Re con decreto proclamò Alberobello città regia, sottraendola, così al dominio del Conte.
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